Atelier Yumia: The Alchemist of Memories & the Envisioned Land: la recensione

Le persone accumulano ricordi vivendo la propria vita e così sviluppano le loro anime. Questa è la storia di una giovane donna in viaggio attraverso un continente in rovina per trovare il cammino verso il futuro.

Dal punto di vista ludico, Atelier Yumia introduce cambiamenti significativi, spingendo la serie verso un combat system più dinamico e orientato all’azione. Il classico sistema a turni lascia spazio a combattimenti in tempo reale con movimento semi-libero, permettendo a Yumia di schivare, parare e concatenare attacchi senza interruzioni. Le tecniche più potenti mantengono un breve tempo di caricamento, enfatizzando spettacolarità e strategia, senza però spezzare il ritmo dell’azione. Il passaggio a una struttura open world amplia notevolmente le possibilità di esplorazione, con regioni interconnesse, segreti nascosti e biomi ricchi di dettagli, distaccandosi dalla tradizionale suddivisione in aree più limitate. Nonostante queste innovazioni, il titolo mantiene saldo il cuore della serie, alternando fasi di esplorazione e combattimento con l’elemento cardine dell’alchimia. La raccolta di materiali e la fusione delle risorse restano centrali, offrendo una profondità strategica familiare ai fan di lunga data, ora immersa in un mondo più vasto e reattivo.

Dal punto di vista tecnico, Atelier Yumia mantiene il tratto anime/manga che da sempre caratterizza la serie, con protagonisti e creature realizzati con grande attenzione al design. Tuttavia, rispetto ai toni solari e vivaci dei capitoli precedenti, questo nuovo episodio opta per un’estetica più scura e seriosa, rispecchiando il cambio di tono della narrazione. Le ambientazioni risultano meno idilliache e più cupe, con palette cromatiche desaturate che enfatizzano il senso di urgenza e pericolo. Purtroppo, questa ambizione artistica si scontra con i limiti della versione Switch. L’adozione di aree più ampie e liberamente esplorabili, unita a un combat system in tempo reale, mette a dura prova l’hardware della console. Il frame rate è spesso instabile, soprattutto nelle battaglie più concitate, mentre i movimenti della camera risultano poco fluidi, creando in alcuni momenti un’esperienza frustrante. I modelli poligonali dei protagonisti sono curati, ma il mondo di gioco appare spesso sfocato e afflitto da aliasing evidente. Inoltre, i tempi di caricamento, seppur rari, sono decisamente lunghi. Complessivamente, si avverte un passo indietro rispetto alla trilogia di Ryza su Switch, facendo ipotizzare che il gioco possa trovare una sua versione definitiva su un’eventuale Switch 2.

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La recensione

7 Il voto

Atelier Yumia segna un’evoluzione per la serie, con un tono narrativo più maturo e un combat system orientato all’azione in tempo reale, abbinato a un’ampia esplorazione open world. Tuttavia, il comparto tecnico fatica su Switch: il frame rate è instabile, la telecamera poco fluida e la resa visiva inferiore rispetto alla trilogia di Ryza. L’ambizione del progetto sembra spingersi oltre le capacità della console, lasciando ipotizzare una versione migliorata su un’eventuale Switch 2.

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